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Se volete rimuovere l’amicizia con un amico su facebook, dovete seguire un determinato procedimento:

1- Effettuate il login inserendo la vostra e-mail e password;

 

 

 

 

 

2- Andate nel profilo del vostro amico;

3- Posizionate la freccia del vostro mouse sull’icona “amici” e cliccate “Rimuovi dagli amici”;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4- Clicca su “Rimuovi dagli amici”, di nuovo, nella finestrella che si aprirà.

5- Avete eliminato il vostro amico con successo!

Una volta eliminato, non riceverà più nessun vostro aggiornamento e non vedrà la vostra bacheca, le foto etc., a meno che voi non abbiate scelto l’opzione “Pubblico” sulla vostra privacy. In quel caso, tutte le vostre pubblicazioni saranno visibili anche a lui.

Voi potrete ancora visualizzare i suoi aggiornamenti nelle vostre notizie, ma soltanto se lui ha impostato la ricezione degli aggiornamenti anche ai non amici.

Non riceverà alcuna notifica sulla vostra eliminazione dell’amicizia, ma potrà scoprirlo visitando il vostro profilo e noterà che non siete più amici.

Se non volete che lui lo capisca, vi conviene bloccarlo, in modo che lui non riceva più informazioni da voi.

 

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Se non volete più far parte di facebook, dovete seguire una determinata procedura.  Il social network consente di disattivare il proprio account, anche se le informazioni presenti non vengono eliminate, ma soltanto nascoste. Per fare questo, vi basta andare nelle opzioni e cliccare “Impostazioni account”.

 

 

 

 

 

 

 

In seguito, nella finestra appena aperta, cliccate “Protezione”. In basso troverete “Disattiva il tuo account”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questo modo, il tuo account sarà stato disattivato.

Per eliminarvi definitivamente da questo social network, vi basta andare su questo link: http://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=delete_account. Tuttavia, prima di aprire questo collegamento, ricordatevi di cancellare ogni informazione che avete inserito nel vostro profilo, messaggi di posta, fotografie, tag ecc.. Per raggiungere il vostro obiettivo, inserite la vostra e-mail, password e il codice captcha. Infine, aspettate 14 giorni. In questo periodo, voi avete la possibilità di tornare indietro se avete cambiato idea: effettuando il login, il processo sarà bloccato e  il vostro profilo sarà riattivo.

Se volete sparire più velocemente da Facebook, inviate una e-mail a privacy@facebook.com, in cui chiedete la cancellazione dell’account. Dopo alcuni giorni riceverete una risposta in cui vi verrà annunciata l’avvenuta eliminazione dal social network. Avrete a disposizione una settimana di tempo per rifletterci; qualora vi salti in mente di rivolere il vostro account, inviate una e-mail allo stesso indirizzo, oppure a support@facebook.com e info@facebook.com.

Provate ad accedere dopo questa quantità di tempo, noterete che, dopo aver effettuato il login, non riuscirete ad accedere: siete stati ufficialmente cancellati da Facebook.

 

 

 

 

 

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Un leone, una mucca, una capretta e una pecora strinsero un patto: consisteva nel cacciare insieme una preda e dividerla in quattro parti per ciascuno di loro.

Dopo lunghe ore di corsa e fatica, riuscirono a catturare un cervo. Il leone lo divise, così, in quattro parti ed esclamò: “Cari, io mi prendo la prima parte perché mi chiamo Leone, la seconda perché sono il più forte, la terza mi spetta in quanto sono vostro alleato e guai a chi osa toccare la quarta”.  I suoi compagni, sentendo queste parole, rimasero immobili di fronte all’arroganza del leone.

La mucca, la capretta e la pecora, così, rimasero a bocca asciutta.

Morale: l’alleanza con un potente è cosa quanto mai pericolosa e imprudente.

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Da alcune ore, un lupo aveva conficcato nella gola un osso. Cercava più volte di levarlo, ma inutilmente. Così decise di chiamare aiuto, gridando a squarciagola che chi fosse riuscito ad aiutarlo, avrebbe ricevuto una grossa e generosa ricompensa.

Provarono in molti, ma fu tutto inutile, l’osso rimaneva lì. Decise di farsi avanti, alla fine, una gru, confidando nel suo lungo collo per riuscire ad arrivare a toglierlo. E ci riuscì. L’uccello, allora, disse al lupo: “ora vorrei la mia ricompensa”. “Certo che sei un’ingrata, cara gru! Dovresti ringraziarmi del fatto che, avendo il tuo collo all’interno della mia vorace bocca, io non ti abbia mangiata!”, rispose il lupo.

Morale:

colui che pretende una ricompensa da un disonesto, sbaglia due volte: primo, perche’ aiuta persone non degne, secondo, perche’ certamente non rimarra’ impunito.

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Nell’antica Roma vivevano tre buoi. Essi erano molto amici, fin dall’infanzia.

Un giorno conobbero un leone, molto astuto e furbo. Egli, essendo molto affamato, escogitò un piano per dividerli e mangiarseli quando si trovavano da soli. Così fece in modo che i litigi scoppiassero all’interno del gruppo, facendoli istigare tra di loro con ingiurie ed offese. Il leone riuscì così a separarli e a sbranarli indisturbato ed uno alla volta.

Soddisfatto della propria astuzia e orgoglioso del proprio lavoro, si allontanò alla ricerca di nuove prede.

Morale: se vuoi una vita priva di pericoli, non dar retta a chi non conosci, ma piuttosto presta fede agli amici e fai in modo di conservarli.

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Elf

Dic 19

Elf – Un elfo di nome Buddy è un film commedia diretto da Jon Favreau con protagonista Will Ferrell.

Buddy è un orfanello che accidentalmente si ritrova dentro ad un sacco pieno di giocattoli, appartenente a Babbo Natale. Egli decide di tenerlo con sè, al Polo Nordo, affidandolo a papà Elfo.

Il tempo passa allegramente finché, al compimento dei trent’anni di Buddy, papà Elfo si ritrova costretto a dirgli tutta la verità sul suo conto, poiché è troppo alto rispetto agli altri elfi, e iniziava a farsi delle domande. Buddy, allora, prepara le valigie e, tutto eccitato, va a New York, per conoscere il suo vero padre, Walter, capo di una sgangherata casa editrice.

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“Inventiamo dei numeri?”
“Inventiamoli, comincio io. Quasi uno, quasi due, quasi tre, quasi quattro, quasi cinque, quasi sei”.
“E’ troppo poco. Senti questi: uno stramilione di biliardoni, un ottone di millantoni, un meravigliardo e un meraviglione”.
“Io allora inventerò una tabellina:
– tre per uno Trento e Belluno
– tre per due bistecca di bue
– tre per tre latte e caffè
– tre per quattro cioccolato
– tre per cinque malelingue
– tre per sei patrizi e plebei
– tre per sette torta a fette
– tre per otto piselli e risotto
– tre per nove scarpe nuove
– tre per dieci pasta e ceci.
“Quanto costa questa pasta?”
“Due tirate d’orecchi”.
“Quanto c’è da qui a Milano?”
“Mille chilometri nuovi, un chilometro usato e sette cioccolatini”.
“Quanto pesa una lagrima?”
“Secondo: la lagrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra”.
“Quanto è lunga questa favola?”
“Troppo”.
“Allora inventiamo in fretta altri numeri per finire. Li dico io, alla maniera di Modena: unci dunci trinci, quara quarinci, miri miminci, un fan dès”.
“E io li dico alla maniera di Roma: unzi donzi tenzi, quale qualinzi, mele melinzi, riffe raffe e dieci”.
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Tre pulcini andando a spasso

incontrarono una volpe
che venendo passo passo
leggiucchiava il suo giornale.
“Buonasera Signorina”,
disser subito i piccini;
“Buonasera miei carini;
e di bello che si fa?”
“Poiché mamma è andata fuori
siamo usciti dal pollaio;
vogliam fare un po’ i signori
e girar di qua e di là”
“Bravi, bravi, ma davvero?
Voglio stringervi la mano”
sì dicendo si appressò:
glù glù glù se li mangiò.

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C’era una volta un corvo pieno di superbia. Un giorno trovò delle penne di un pavone per terra. Abbagliato dalla bellezza di esse, le raccolse e se le attaccò alla sua coda, rinnegando i suoi simili.

Lasciò il paese dei corvi per andare in quello dei pavoni. Qui, però, fu smascherato e deriso. Così ritornò al suo paese nativo, umiliato e ferito.

Incontrò un corvo, un tempo suo amico, che gli disse: “tu qui non sei il benvenuto, hai rinnegato la tua famiglia per appartenere ad un’altra e non hai saputo accettare cosa ti ha dato la natura, guardandoci dall’alto in basso”.

Il corvo superbo, sentendo queste parole, rimasto solo e senza amici, decise di emigrare il più lontano possibile.

Morale: chi desidera essere ciò che non è, e non apprezza ciò che ha, sarà costretto prima o poi a subire umiliazioni e vergogna. Quindi restate come siete, non cercate di essere qualcun altro!

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C’era una volta una regina, seduta su una seggiola, immersa nella foresta vicino al castello, durante una giornata di neve. Stava ricucendo un vestito con ago e filo quando si punse un dito: da esso scesero tre gocce di sangue. Vedendo la bellezza riprodotta dal sangue rosso e dalla neve bianca, esclamò: “oh, quanto mi piacerebbe avere una figlia dai capelli neri, le labbra rosse e la carnagione bianca come la neve!”. Poco dopo diede alla luce una bambina, chiamata Biancaneve. Purtroppo però, lei morì giorni dopo. Il padre si risposò con una donna. Era molto bella, ma anche molto cattiva e invidiosa della bellezza di Biancaneve. Ogni giorno chiedeva al suo specchio: “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?” e, questo, puntualmente le rispondeva “tu, mia bellissima regina”.

Intanto però la ragazza cresceva, e con lei anche la sua bellezza, tanto che fu costretta a vestirsi di stracci e a servire la regina come fosse una serva, ma questo fu tutto inutile, era sempre lei la più bella, affermato anche dallo specchio. La principessina svolgeva tutti i suoi compiti senza mai lamentarsi con qualcuno. Solo un desiderio aveva espresso a delle colombe: voleva trovare un ragazzo che la ami. Le colombe, così, la portarono davanti ad un pozzo magico, in cui doveva esprimere il suo desiderio e, se sentiva l’eco, esso veniva realizzato. Biancaneve lo espresse e, dopo aver sentito l’eco, se ne andò tutta contenta. La regina, che aveva visto e ascoltato tutto, si arrabbiò così tanto che chiamò il suo fidato guardiacaccia e gli ordinò di rapire la principessa, portarla in un bosco e ucciderla. Infine doveva riportarle il suo cuore, per dimostrare che aveva eseguito il suo compito. All’interno della foresta egli non riuscì a portare a fondo l’obiettivo e la intimò di scappare il più lontano possibile. Lui avrebbe ucciso un cerbiatto e preso il suo cuore da dare alla regina.

Biancaneve corse velocemente fino a raggiungere una radura, dove si trovava una graziosa casetta. Dal suo interno, ella potè dedurre che ci vivevano sette bambini senza mamma. C’erano sette piccole sedie, sette piattini sporchi, sette camicine sporche e tante ragnatele e polvere. Dopo aver pulito il tutto, andò nelle camere, in cui trovò scritto su ciascun letto un nome: Dotto, Pisolo, Gongolo, Mammolo, Eolo, Cucciolo e Brontolo. “Che strani nomi!”, pensò Biancaneve. Sfinita dal duro lavoro, si sdraiò in uno di essi e si addormentò. Nel frattempo, i proprietari della casetta, sette nanetti che lavoravano nella miniera d’argento, tornarono a casa. Decisero di tenerla con sè, avvisandola di stare attenta poichè nelle vicinanze abitava una strega cattiva. Per Biancaneve iniziò un periodo sereno e felice insieme ai nani e a contatto della natura. Ma un brutto giorno la regina consultò di nuovo lo specchio, “specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”. “Al di là dei sette monti, al di là delle sette valli c’è la casa dei sette nani, in cui vive Biancaneve che è ancora più bella di te” rispose. La regina, infuriata, decise di andare lei stessa ad ucciderla. Prese una mela, la immerse in un calderone pieno di veleno e, trasformandosi in una vecchia mendicante, andò dai nani e dalla principessa.

Biancaneve la fece entrare molto volentieri in casa, offrendole una fetta di torta che aveva preparato. La vecchietta in cambio le diede una mela.  La fanciulla, mordendola, cadde per terra addormentata. Soltanto il bacio del vero amore poteva svegliarla, ma la regina, essendo convinta che i nani, vedendola, l’avrebbero sepolta, non se ne preoccupò.

Al loro ritorno, i sette nanetti piansero molto ma non la seppellirono, volevano averla sempre con loro. La misero in un letto, circondato da del cristallo.

Un giorno, in quel paesino passò un principe, su un cavallo nero. Udì molti voci provenienti dagli abitanti: una bellissima ragazza era chiusa in un letto e non sapevano il motivo. Il ragazzo, sperando che sia la ragazza di cui un bel giorno ne ebbe una visione, andò a vedere. Con suo immenso stupore, era proprio lei! Molto delicatamente sollevò il coperchio di cristallo e sfiorò le labbra della ragazza con le sue, in un dolce e tenero bacio d’addio. Biancanave, però si svegliò e da quel momento vissero tutti felici e contenti!

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