Sono sempre di più, soprattutto tra i giovani, gli italiani che scelgono di fumare tabacco trinciato invece di comprare le tradizionali sigarette confezionate.

Questo per vari motivi tra i quali: una spesa inferiore e dunque un risparmio, il piacere di “rollarsi una sigaretta o in alternativa usare il macchinino che riempe i tubi di sigaretta vuota e soprattutto il fatto che su fare confezioni i vari produttori inseriscono sull’etichetta la parola “naturale” o “senza additivi”.

Ma è vero che questo tabacco natuare o senza additivi faccia meno male del tabacco usato nelle sigarette tradizionali confezionate?

A quanto pare no! In quanto dovrebbero mettere nelle buste le informazioni sulla certificazione del procedimendo che esclude fertilizzanti chimici.

Ma lasciamo la parola agli esperti:

Il Salvagente e Consumer hanno sottoposto il confronto tra sigarette e tabacco in busta a una serie di esperti del settore. Vincenzo Zagà, pneumologo all’Ausl di Bologna, premette: “Spesso il trinciato viene fumato senza filtro, in molti casi le sigarette fatte in casa sono più zeppe di nicotina di quelle comprate, dunque già da questo punto di vista, gli effetti  sono tutt’altro che minori”. Poi aggiunge: “Il grosso delle sostanze tossiche delle sigarette non viene dal confezionamento in laboratorio, ma è già presente nella fase di coltivazione del tabacco, a causa dei fertilizzanti e del diserbante usato”.

Secondo Zagà, nel tabacco “naturale” è possibile che ci siano meno, o non ci siano affatto, additivi come la liquirizia o il mentolo. Ma il problema rimane: praticamente tutte le coltivazioni usano i polifosfati come fertilizzante. “Questa sostanza – spiega lo specialista – quando viene bruciata a circa 960 gradi, che è proprio il calore sviluppato da una sigaretta accesa, si trasforma in polonio, sostanza radioattiva.

Essendo in stato gassoso, questo viene inalato da chi fuma. E si deposita nell’apparato polmonare anche per 138 giorni”. I giovani che hanno polmoni ancora abbastanza buoni riescono a eliminarlo facilmente. Ma nei casi di bronchite, l’operazione è più difficile. Una persona che fuma tutta la vita si troverà ad avere una intossicazione cronica da radioattività, tanto più grave quanto più grave è la sua patologia bronchiale.

Rincara la dose, puntando su un altro aspetto, Giuseppe Di Maria, della Società italiana di medicina respiratoria: “Sono i prodotti della combustione presenti nel fumo (in particolare il catrame che si forma dalla combustione del tabacco, della cellulosa e di altri prodotti naturali) ad aggredire, quando inalati, i delicati elementi cellulari che tappezzano le nostre vie aeree. Quindi – conclude Di Maria – quella delle ‘sigarette naturali’ prive di additivi e sostanze chimiche che sarebbero per questo meno nocive per la salute di chi le fuma è una colossale fandonia, priva di qualsiasi fondamento scientifico e inventata, seguendo il solito copione delle logiche del profitto, per raggirare i fumatori e i potenziali fumatori”.

A questo punto la soluzione migliore è SMETTERE DI FUMARE, si risparmia, non si puzza e soprattutto ne guadagnamo in salute!