Fino a pochi anni fa, la depilazione vaginale era un argomento tabù. I mezzi di comunicazione non ne parlavano e le giovani non potevano far altro che parlarne timidamente tra loro e cercare qualche orrido spunto dalle riviste e dai video pornografici.
In seguito sono arrivate le immagini delle spiagge del Brasile, dove la gente sta per la maggior parte del tempo nuda, e la moda del “Brasilian Style” è scoppiata in tutto l’occidente. Lo stile brasiliano, per chi non lo conoscesse, consiste nella depilazione completa del pube con la ceretta a caldo.
Tra canzoni che inneggiano alla rasatura dell’aiuola e manuali sulla perfetta depilazione, l’epilazione è diventata, oggi, una moda e un business economico.
Estetisti sempre più specializzati e strumenti assai curiosi permettono di decorare con ogni tipo di disegno la zona pubica: cuori, striscioline e fiori. Visto il periodo natalizio, vengono proposti anche alberi natalizi e stelle comete.
Ma la depilazione vaginale è una usanza recente?
No, nell’antico Egitto si credeva che la donna senza peli fosse simbolo di bellezza, innocenza e giovinezza e la depilazione veviva effettuata tramite creme a base di miele. Anche i sacerdoti e i faraoni si depilavano al fine di distinguersi dagli schiavi e come atto di rispetto nei confronti delle divinità.
Pure nell’antica Grecia, la presenza di peli pubici veniva considerata orribile tra le più alte classi sociali.
Nell’antica Roma, i nobili, sia uomini che donne, erano soliti depilarsi con gusci di noci roventi o con pinzette, strumento utilizzato per la prima volta dai Cartaginesi.
In Medio Oriente, le leggi sacre prescrivevano l’obbligo della depilazione vaginale che veniva effettuata tramite una particolare crema abrasiva chiamata Nura, una sostanza composta da trisolfuro d’arsenico e calce. La Nura con il tempo è stata sostituita da una mistura di succo di limone, acqua e zucchero.
L’abitudine alla depilazione ha quindi radici assai antiche ed è comune a culture assai diverse.
Dal XIV secolo la depilazione vaginale ha iniziato a subire un progressivo declino. In Italia, per esempio, nel 1500 Caterina de Medici proibì la depilazione per le donne in gravidanza.
Il fenomeno però ha iniziato a riacquistare favore, come abbiamo già visto, negli ultimi anni. In contro-tendenza è la Corea, dove i peli publici vengono considerati simbolo di fertilità. I trapianti di peli pubici e l’utilizzo di “parrucche intime” rappresentano un must have per le giovani coreane e giapponesi.

Concludo con una battuta della famosa opera teatrale “I monologhi della vagina” di Eve Ensler “Se un uomo non ama i peli, non ama davvero la vagina”.