Mi è capitato di leggere una frase significativa, alla domanda: “Chi sei tu?”, la risposta dell’interlocutore è stata: “Colui che decide chi vive e chi muore”. Questo ruolo secondo la mitologia greca era affidato alle Moire, figlie di Zeus, erano tre: Cloto, nome che in greco antico significa “io filo”, che appunto filava la vita; Lachesi, che significa “destino”, che lo svolgeva sul fuso e Atropo, che significa “inevitabile”, che, con lucide cesoie, lo recideva, inesorabile. La lunghezza dei fili prodotti variava  esattamente come quella della vita degli uomini, ai fili cortissimi corrispondeva una vita assai breve e viceversa. Si tratta di tre donne dall’aspetto anziano e cattivo  che servono il regno dei morti, l’Ade.  Vi racconto delle Moire perché Il mito è il bisogno di spiegare la realtà, di superare e risolvere una contraddizione della natura, è spiegazione di un rito, di un atto formale che corrisponde ad esigenze della nostra anima. Adesso è chiaro che queste donne avevano Il totale distacco e la totale indifferenza per la vita degli uomini, questo gli consentiva di avere il potere su di essi, quindi chi vuole bene e prova sentimenti è debole e non ha potere, e diventa facile emarginarlo ed  escluderlo.  Ovviamente chi ha detto quella frase si riferiva al potere che ha di decidere chi continua a vivere nella sua sfera di vita personale e chi invece ne viene inesorabilmente allontanato. Così diventiamo tutti delle Moire perché riusciamo ad essere padroni del destino di colui che vogliamo allontanare dalla nostra vita, siamo “Potenti”. Il Potere è, da sempre, uno status agognato dall’uomo, un’attrazione fatale.

Secondo la definizione del sociologo tedesco  Max Weber: «Il potere è la possibilità che un individuo faccia valere la propria volontà anche di fronte a un’opposizione».

Cosa c’è di più esaltante?