Maglia nera al lavoro femminile in Italia

Italia fanalino di coda rispetto agli altri Paesi Ue per l’indice di disoccupazione femminile, peggio di noi solo Malta.

Eurostat, Ufficio Statistico delle Comunità Europee, ha condotto una ricerca dedicata al livello di inattività lavorativa delle donne europee, facendo emergere il dato che in Italia una donna su due, di età compresa tra i 15 ed i 64 anni, è fuori dal mercato del lavoro. La quantità di donne italiane appartenenti a questa fascia di età lavorativamente inattive è pari al 48,9%, un dato ben più alto rispetto alla media dei 27 paesi dell’Unione Europea che registra un tasso di inattività lavorativa femminile pari al 35,7%.    L’art. 1 della nostra Costituzione recita “« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, ma,  evidentemente,  non al femminile.

Per le donne senza figli, tra i 25 e i 54 anni, il tasso di occupazione in Italia è pari al 63,9% contro il 75,8% della media UE, solo Malta registra una percentuale più bassa con il 56,6%, mentre in Germania il tasso sale all’81,8% e in Francia al 78,7%. La situazione peggiora per le donne con un figlio: in Italia ha un’occupazione solo il 59% contro la media UE del 71,3%. Quando i figli diventano due la percentuale delle donne con un lavoro scende in Italia al 54,1% (nella UE al 69,2%), mentre nel caso di tre o più figli solo il 41,3% delle donne ha un’occupazione ed anche in questo caso la percentuale è decisamente più bassa della media UE (54,7%). Per gli uomini con tre o più figli invece, in Italia la percentuale di occupati sale all’87,7% contro una media UE dell’85,4%. 

Tuttavia, per quanto riguarda le retribuzioni, rileva l’Eurostat, l’Italia risulta il paese in cui la differenza tra uomini e donne è meno ampia ed è pari al 5% per arrivare ad un massimo del 30% in Estonia.

Un risultato poco incoraggiante per le pari opportunità. Il Governo italiano è corso subito ai ripari in quanto, responsabile di tale dato è certamente una scarsa politica di tutela dei lavoratori con oneri familiari e organizzazione degli asili nidi, il ministro Sacconi, tempestivamente, interviene con una serie di integrazioni a tutela dei lavoratori, del settore pubblico e privato, con oneri familiari.

Insomma, si dovrebbe prendere esempio dall’unico Comune italiano governato dal 2009 da una giunta composta solo da donne: Sant’Agata Bolognese (Emilia Romagna). Paesino in cui i sogni diventano realtà: gli asili nido sono sempre aperti e le liste d’attesa non esistono.

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